” Amazoniza-te”

A CURA DEL DICASTERO PER LO SVILUPPO UMANO INTEGRALE

Organizzazioni della Chiesa e della società civile lanciano una campagna di sensibilizzazione e cura per l’Amazzonia

Dal 27 luglio scorso , è in corso a livello globale la Campagna “Amazoniza-te” (Amazzonizzati), Organizzata dalla Commissione Episcopale per l’Amazzonia della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), in collaborazione con altre organizzazioni ecclesiali e della società civile, l’iniziativa nasce a partire dal contesto di violenza contro i popoli tradizionali, aggravato dalla pandemia di Covid-19. Siamo di fronte a una situazione in cui la deforestazione e l’accaparramento della terra, gli incendi e l’estrazione mineraria si intensificano, diventando agenti di proliferazione del coronavirus nelle comunità della regione amazzonica. 

La campagna propone una serie di azioni che uniscono in un’azione unificata i leaders delle popolazioni e comunità tradizionali, la Chiesa in Amazzonia, i diversi organismi ecclesiali, vari artisti e opinion makers, ricercatori e scienziati.     

La chiamata “Amazoniza-te” (Amazzonizzati) propone la partecipazione attiva di tutte le persone alla difesa dell’Amazzonia, del suo bioma e dei popoli minacciati nei loro territori. Sono voci che si sommano, a causa di tanta ingiustizia, di molte persone espulse dalle loro terre, torturate e assassinate in conflitti agrari e socio-ambientali, vittime di una politica guidata dall’agrobusiness e da grandi progetti economici di sviluppo che non rispettano i limiti della natura, né la sua preservazione. 

L’iniziativa si unisce al percorso intrapreso negli ultimi anni in vista del Sinodo per l’Amazzonia, tenutosi a ottobre 2019 a Roma. Con Papa Francesco, la regione amazzonica e la vita delle persone che la abitano hanno raggiunto il centro dei dibattiti nella Chiesa. “In Amazzonia ci sono tutti i tipi di ingiustizia, distruzione, sfruttamento di persone a tutti i livelli. E distruzione dell’identità culturale”, ha ponderato il Papa alla fine del Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia. 

Secondo il presidente della CNBB, Dom Walmor Oliveira de Azevedo, la campagna “Amazoniza-te” (Amazzonizzati) è un invito, un appello e un’opportunità per vivere la solidarietà con la foresta e con i popoli della regione. “In questo invito ad ‘Amazzonizzare’, vogliamo superare la violazione sistematica della legislazione sulla protezione ambientale e lo smantellamento di enti pubblici a causa di azioni del governo per deregolamentare ed espandere illegalmente le attività di compagnie minerarie, agroalimentari, dell’industria del legno e degli allevatori nella regione”, ha sottolineato Dom Walmor. 

In ascolto delle grida e delle speranze, la campagna è il culmine delle diverse azioni e mobilitazioni realizzate da organizzazioni ecclesiali e sociali che lavorano in Amazzonia o nella sua difesa, come il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI), la Commissione Pastorale della Terra (CPT), la Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM), Mídia Ninja e il Movimento Humanos Direitos (MHuD). 

La campagna presenta una serie di video con testimonianze delle popolazioni tradizionali dell’Amazzonia, che dialogano con l’avvertimento assunto anche da artisti di fama nazionale e internazionale. Il gruppo di organizzazioni proporrà un elenco di azioni concrete da intraprendere personalmente o collettivamente al fine di “Amazzonizzarsi”. 

LA CAMPAGNA

La campagna “Amazoniza-te” (Amazzonizzati) è nata da un dialogo tra organizzazioni ecclesiali e dalla necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica brasiliana e internazionale sul pericolo a cui è esposta la vita in Amazzonia, con i suoi territori e popolazioni. Lo smantellamento delle agenzie pubbliche di protezione ambientale, la continua mancanza di rispetto della legge, nonché l’assenza di partecipazione della società civile nei settori della regolamentazione e del controllo delle politiche pubbliche hanno favorito la creazione della campagna. 

Per questo, la campagna è strutturata attorno a tre linee di azione:

1. Vulnerabilità delle popolazioni indigene e delle comunità tradizionali alla contaminazione da Covid-19, con particolare attenzione alla fragilità delle strutture sanitarie pubbliche negli stati e nei comuni della regione, ben più precarie delle condizioni di altre regioni del paese;

2. Accelerazione della distruzione del Bioma a causa dell’aumento incontrollato della deforestazione, degli incendi, dell’invasione dei territori indigeni e delle comunità tradizionali da parte degli invasori di terra, delle imprese minerarie, degli allevatori, delle monocolture e degli effetti delle dighe idroelettriche sulle popolazioni fluviali;

3. Violazione sistematica della legislazione sulla protezione ambientale e smantellamento di enti pubblici, con azioni intenzionali da parte del governo per deregolamentare ed espandere – illegalmente – le attività delle compagnie minerarie, dell’agrobusiness, dell’industria del legno e degli allevatori nella regione. 

“Amazoniza-te” (Amazzonizzati)

Il neologismo “amazzonizzare” fu usato per la prima volta nel 1986 in una lettera pastorale dell’allora vescovo della diocesi di Rio Branco (Acre) Dom Moacyr Grechi. In quel tempo, il vescovo invitava le persone ad assumere la causa dell’Amazzonia e difendere i suoi popoli. Il verbo viene ampiamente utilizzato quando si tratta di difesa dell’Amazzonia. Durante il processo del Sinodo per l’Amazzonia, l’espressione “Amazzonizzarsi” è stata ampiamente usata e resa popolare. È questo il senso che la campagna propone: più che coniugare il verbo Amazzonizzarsi, renderlo un’espressione personale, un appello perché tutte le persone si amazzonizzino.